Il Rassemblement National (RN | PfE) di Marine Le Pen rafforza la propria presenza nelle istituzioni francesi e conquista per la prima volta la possibilità di costituire un gruppo parlamentare al Senato. Il partito di estrema destra e i suoi alleati hanno ottenuto complessivamente quindici seggi nelle elezioni per il rinnovo parziale della camera alta svolte ieri (27 settembre), in un voto che conferma il peso crescente della destra nel panorama politico francese a pochi mesi dalle prossime presidenziali.

Come in Italia, anche in Francia il Parlamento è composto da due camere: l’Assemblea nazionale e il Senato. Se i deputati sono eletti direttamente dai cittadini con un sistema a doppio turno e restano in carica cinque anni, il meccanismo è diverso per i senatori. Questi ultimi sono infatti eletti indirettamente da un collegio di grandi elettori, composto principalmente da rappresentanti eletti a livello locale. I senatori restano in carica sei anni e metà dei seggi viene rinnovata ogni tre anni.

Il risultato rappresenta un significativo passo avanti per il partito oggi guidato da Jordan Bardella, delfino di Le Pen. Ai tre senatori conquistati alle elezioni del 2023, se ne sono aggiunti nove in quest’ultima tornata. Altri due seggi sono andati all’Union des Droites pour la République (UDR | PfE), formazione guidata da Eric Ciotti e alleata del RN, che potrà contare anche sull’indipendente di destra Sylvie Goy-Chavent.

Bardella ha annunciato che i senatori dei due partiti formeranno un gruppo comune, consentendo al Rassemblement National di superare una soglia politica e organizzativa che finora non era mai stata raggiunta nella camera alta. “È una vittoria storica e un passo decisivo che viene compiuto con la costituzione per la prima volta di un gruppo al Senato”, ha dichiarato Marine Le Pen su X. La formazione di un gruppo richiede infatti almeno dieci senatori.

Il risultato segna una nuova fase nella progressiva istituzionalizzazione del partito. Il RN, che fino al 2018 era denominato Front National, era entrato per la prima volta al Senato nel 2014 con soli due rappresentanti. Nel 2023 aveva ottenuto tre seggi, mentre il voto di domenica porta la sua presenza a un livello senza precedenti.

La struttura del voto rende il Senato tradizionalmente più stabile rispetto all’Assemblea nazionale e particolarmente sensibile agli equilibri politici nei territori. Il Rassemblement National dispone da tempo di una solida presenza nella camera alta, dove oggi conta 123 seggi, solo 39 in meno della coalizione di governo, e i risultati di domenica non sembrano destinati a modificarne radicalmente la composizione. Il dato politicamente rilevante è però l’espansione del partito all’interno di un’istituzione nella quale il partito aveva avuto finora una presenza limitata.

Ad aprile si svolgeranno le prossime elezioni presidenziali, alle quali non potrà presentarsi Emmanuel Macron. L’attuale inquilino dell’Eliseo è arrivato al termine del suo secondo mandato da presidente dopo aver sconfitto per due volte – nel 2017 e nel 2022 – Marine Le Pen, che ora appare come la favorita alla successione.

Secondo i sondaggi, l’unico a impensierirla potrebbe essere Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise (LFI | Left), che non otterrebbe però i favori dei centristi. Lo schieramento di Macron è ancora indeciso sul nome da candidare, ma pare aver ridotto la scelta ai due ex premier Gabriel Attal (R | Renew) ed Édouard Philippe (H | Renew), oggi sindaco di Le Havre.

Nonostante l’avanzata del RN, i primi risultati indicano che gli equilibri generali del Senato rimarranno sostanzialmente invariati. Il presidente del Senato Gérard Larcher, esponente dei Républicains (R | PPE), dovrebbe inoltre essere rieletto alla guida dell’istituzione. Il suo nome e la sua carica vanno ormai di pari passo, occupando Larcher la presidenza della camera alta da oltre un decennio, con una lunga presenza ai vertici del sistema politico francese.

Tuttavia, la consolidata alleanza tra il RN e l’UDR rappresenta un ulteriore passo verso la cooperazione tra il partito di Le Pen e settori della destra tradizionale, essendo Ciotti stesso un ex Républicain di alta caratura. Nel 2024, quando era presidente del partito, sostenne la necessità di un’intesa con il RN in vista delle elezioni dell’Assemblea. Tale scelta provocò una profonda frattura all’interno del partito e la creazione della nuova formazione. Da marzo di quest’anno, grazie soprattutto al sostegno della compagine di Le Pen, è stato eletto sindaco di Nizza.

Il voto di ieri non ha comunque premiato solo il RN, anzi, ha prodotto novità anche sul fronte opposto, con la conquista di LFI del primo seggio della propria storia al Senato, assegnato nel Rodano al deputato Gabriel Amard. Il risultato conferma quindi una trasformazione più ampia del sistema politico francese, nel quale le forze tradizionali continuano a essere presenti ma devono confrontarsi con partiti che, fino a pochi anni fa, avevano una rappresentanza istituzionale molto più limitata.

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